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5 tecniche di ascolto attivo (e come praticarlo)

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Saper comunicare è un requisito fondamentale in qualsiasi ambito di vita; ecco il motivo per il quale ti sveleremo in questo post le principali tecniche di ascolto attivo.

Una comunicazione efficace presuppone ascolto; essere in grado di ascoltare è essenziale per costruire relazioni e rapporti di valore, sia a livello professionale che sociale/personale.

In qualsiasi ambito di vita, praticare l’ascolto attivo significa comprendere motivazioni, punti di vista, comportamenti e aspettative altrui.

Rientra tra le doti fondamentali per gestire i rapporti di lavoro e allo stesso tempo rappresenta uno strumento fondamentale in psicoterapia, e in generale in tutte le relazioni di aiuto, professionali e non.

Che cos’è l’ascolto attivo

In Occidente l’interesse verso l’ascolto attivo e la comprensione del suo valore sono piuttosto recenti.

Indicativamente, un particolare incremento degli studi inerenti la materia si rileva agli inizi degli anni ‘80; anche se le basi teoriche erano già state elaborate in precedenza da studiosi che indicavano l’ascolto come elemento prioritario di qualsiasi dialogo/conversazione.

Ascoltare in maniera attiva significa essere attenti alla comunicazione dell’interlocutore senza formulare giudizi, cercando di cogliere ciò che l’altro intende comunicare sia esplicitamente che implicitamente.
Ascoltare in maniera attiva significa osservare attentamente l’interlocutore al fine di poter individuare e interpretare quei dettagli non verbali che fanno comunque parte della comunicazione.

Si tratta quindi di un tipo di ascolto proteso a comprendere l’altro in maniera empatica, e di conseguenza senza giudizio.

Per contestualizzare la tematica è d’obbligo fare un piccolo passo indietro, per approfondire il concetto di ascolto.

Saper ascoltare è il requisito di base per una comunicazione efficace; può sembrare un atto semplice e scontato, per il quale non sono richieste particolari abilità; ma in realtà non è così.
La maggior parte delle persone non ascolta; anziché focalizzarsi su ciò che dice l’interlocutore tende a concentrarsi sulla risposta da dare, o peggio ancora su giudizi e pregiudizi.

L’ascolto può essere di tre tipi:

  1. Ascolto passivo: un tipo di ascolto basato sulla superficialità, che esula dall’entrare in relazione con l’interlocutore e che si limita a ricevere informazioni senza realmente comprenderle.
  2. Ascolto selettivo: consiste nel filtrare ciò che dice l’altro, attraverso filtri che si basano sulle personali aspettative, emozioni, opinioni, giudizi e pregiudizi.
    L’ascolto selettivo porta a recepire solo ciò che si vuole recepire, rifiutando ciò che non si è pronti a sentire e che non si vuole sentire.
  3. Ascolto attivo: una modalità di ascolto profondo, attento a qualsiasi dettaglio che accompagna il messaggio dell’altro.
Credits immagine: DepositPhoto.com/thinglass

Come si pratica: 5 tecniche efficaci

Se stai frequentando una delle facoltà dell’università di Udine Cusano, in particolare se stai frequentando un indirizzo psicologico o pedagogico, ti interesserà conoscere le principali tecniche di ascolto attivo.

Iniziamo subito con una premessa importante.
Per mettere in pratica l’ascolto attivo bisogna essere disponibili a comprendere ciò che dice l’altro, palesando, se necessario, eventuali difficoltà di comprensione.

Allo stesso modo bisogna essere disponibili ad ascoltare se stessi, e a porre attenzione alle proprie reazioni.

Tra i requisiti essenziali per ascoltare attivamente rientrano caratteristiche personali come la sensibilità, l’intelligenza, l’empatia, la comprensione, l’assertività e l’intuizione.

Chi ascolta deve quindi assumere un atteggiamento imparziale e assolutamente non giudicante.

Attenzione però, ciò non significa che chi ascolta deve rimanere in totale silenzio, piuttosto deve essere attento ad alternare silenzi e domande; silenzi alternati a interventi finalizzati a trasmettere empatia e a indurre l’altra persona a continuare a parlare.

1 – Rimanere in silenzio e ascoltare

La prima tecnica che analizzeremo è quella del ‘silenzio’ che riguarda solitamente la fase iniziale della comunicazione.

All’inizio è importante lasciar parlare l’interlocutore, ascoltando con attenzione ciò che dice ed evitando di interromperlo.

2 – Prestare attenzione alla comunicazione non verbale

Per praticare l’ascolto attivo bisogna principalmente ascoltare, ma anche osservare.

La cosiddetta comunicazione non verbale, per cui i gesti, il tono della voce e la postura, sono dettagli importanti a cui prestare attenzione; dettagli che rivelano sfaccettature e messaggi che spesso le parole non sono in grado di comunicare chiaramente.

3 – Riepilogare

Tra le tecniche di ascolto attivo rientra quella che prevede il riepilogo, particolarmente efficace nelle conversazioni in cui l’interlocutore si dilunga in giri di parole e dettagli superflui.

È importante condurre la fase di riepilogo in maniera tranquilla, evitando di mostrare segnali di intolleranza o di impazienza.

L’ascoltatore attivo riepiloga il discorso senza giudicare, ma semplicemente mettendo in evidenza i punti salienti del discorso. In tal modo si mostra attento e allo stesso tempo disponibile ad agevolare l’altro nell’esposizione dei concetti.

4 – Riformulare il messaggio

La riformulazione è una tecnica di ascolto attivo che consiste nel rielaborare il messaggio.

La rielaborazione può essere di due tipi:

  • Letterale: ripete in maniera testuale il messaggio dell’interlocutore, utilizzando quindi le stesse parole.
    Solitamente il messaggio viene preceduto da formule come ‘quindi mi stai dicendo che …?’ oppure ‘riassumendo ciò che hai appena detto…’
    In tal modo l’interlocutore ascolta ciò che ha detto ed ha la possibilità di prendere visione dell’immagine che ha dato di sé per quanto concerne sincerità e chiarezza.
  • Parafrasi: prevede la riformulazione del messaggio in maniera non testuale, per cui senza utilizzare le parole dell’interlocutore.
    Parafrasare significa rielaborare il messaggio con parole proprie ma senza alterare il significato.

Attraverso la riformulazione del messaggio vengono raggiunti due obiettivi fondamentali dell’ascolto attivo: da un lato verificare la reale comprensione del messaggio e dall’altro entrare in empatia con l’interlocutore.

5 – Rispondere alle emozioni

L’ascolto attivo ha come obiettivo la comprensione del messaggio trasmesso dall’interlocutore sia in maniera esplicita che implicita.

L’ascoltatore deve quindi riflettere attentamente sui diversi significati del messaggio, non soltanto sulle parole ma anche sulle emozioni ad esse associate.

L’ascoltatore attivo, a differenza di chi ascolta in maniera superficiale, non risponde soltanto alla parte verbale del discorso ma risponde anche alle emozioni che emergono dalle parole del suo interlocutore.

Gli ostacoli e gli errori da evitare

Concludiamo il post con i 3 principali elementi che ostacolano l’ascolto attivo e rendono difficoltosa la comprensione degli altri:

  • Distrazione
  • Interpretazione
  • Valori personali

Spesso accade che l’ascoltatore anziché focalizzarsi sulla persona che sta parlando e sul messaggio che sta trasmettendo si distrae e si focalizza su altro.

L’attenzione si concentra ad esempio su elementi dell’ambiente circostante, che possono essere cose o persone, o in alcuni casi su pensieri personali che possono avere o non avere attinenza col discorso.

La distrazione è quindi nemica dell’ascolto attivo che, come detto in precedenza, presuppone una grande attenzione all’interlocutore.

Un altro ostacolo alla corretta pratica dell’ascolto attivo è l’interpretazione.
L’essere umano, in maniera automatica e quasi inconscia, tende a dare interpretazioni relativamente a tutto ciò che osserva e ascolta. In tal modo risponde e reagisce sulla base della sua personale interpretazione, senza andare oltre per cercare di comprendere realmente ciò che intende comunicare l’interlocutore.

Ascoltare in maniera attiva significa non giudicare.
Ciò significa che chi ascolta deve essere in grado di mettere da parte i propri valori per accogliere eventuali punti di vista differenti.

Essere fermamente convinti delle proprie idee, che si tratti di religione, politica, lavoro o famiglia,  non significa che tutte le altre sono sbagliate.

Altri ostacoli all’ascolto attivo sono: il desiderio di esprimere la propria opinione accompagnato dalla pretesa di renderla ‘assoluta’; le proprie limitazioni e convinzioni; l’ego; il livello di conoscenza dell’argomento; le proprie esperienze passate; le problematiche personali.

Concludiamo con l’elenco realizzato dallo psicologo Thomas Gordon per sintetizzare le reazioni che rendono difficile l’ascolto:

  1. Dare ordini
  2. Sgridare, minacciare
  3. Dare consigli o soluzioni
  4. Persuadere con argomentazioni logiche
  5. Fare la morale
  6. Dissentire, giudicare o rimproverare
  7. Concordare o elogiare
  8. Ridicolizzare
  9. Interpretare, analizzare
  10. Rassicurare, comprendere o consolare
  11. Indagare
  12. Distrarsi, ironizzare, cambiare argomento

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